storia del volo (parte 4)

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George Cayley Scritto dall’architetto Piero Camillo Tucci


George Cayley

 

“L’intero problema [del volo a motore) consiste nel creare una superficie di supporto a un determinato peso per l’applicazione di una potenza contro la resistenza dell’aria”. Nel 1809, quando Sir George Cayley sintetizzò in questa mirabile definizione l’essenza stessa dell’aerodinamica,Leonardo da Vinci era morto da quasi tre secoli e i suoi primi Codici erano stati pubblicati solo da una dozzina d’anni: troppo pochi perché Cayley avesse avuto tempo di scorrerli. Eppure, quella definizione sembra, riletta oggi, riecheggiare un’intuizione del grande italiano: una prova in più di come due menti geniali possano, per vie diverse e distinte, arrivare alla codificazione di uno stesso principio insito nelle leggi della natura.

Discendente di una nobile famiglia dello Yorkshire, Sir George Cayley lo studioso del quale Orville Wright scrisse che “conosceva dei principi dell’aeronautica più di qualunque altro suo predecessore” nacque a Scarborough il 27 solleva nell’aria facendola ruotare velocemente con una cordicella.

Non era un’invenzione di Cayleyn indipendentemente dalla sua origine orientale, era infatti un perfezionamento di un analogo modellino messo a punto da due francesi, Launoy e Bienvenu. Fu però, comunque, il punto di partenza di un’attività che avrebbe iscritto il nome di Cayley fra quelli dei “padri” dell’aviazione. Tre anni più tardi, formulava i principi che una macchina volante avrebbe potuto levarsi in volo solo se avesse avuto mezzi separati per assicurarsi portanza (ali) e propulsione (motore): il che, in un’epoca nella quale si inseguiva il sogno dell’ornitottero, con portanza e propulsione assicurate entrambe dalle ali, non era intuizione da poco.

Nel 1804. cayley ideava un dirigibile con propulsione ad ali battenti o a elica; ma questo non lo distraeva dal continuare e approfondire gli studi prediletti nel campo dell’aerodinamica. Tra l’altro, sperimentò profili alari curvi (sia pure per azione dell’aria piuttosto che per appropriata struttura di sostegno) e studiò l’uso del diedro alare allo scopo di controllare la stabilità laterale.

In una memoria presentata nel 1954 alla Royal Aeronautical Society di Londra, il capitano Lawrence Pritchard fece un lungo elenco dei “primati” attribuibili a Cayley.

Qualcuno di essi può apparire discutibile ma è indubbio che lo studioso inglese non solo diede un grande contributo a chiarire la confusione di idee ai suoi tempi regnante in materia di volo sostentato e a delineare i principi del “più pesante dell’aria”, ma anche a codificare alcuni presupposti per la governabilità in volo di un aereo, a suggerire l’impiego di motori a scoppio e addirittura a reazione (richiamando l’attenzione sull’importanza del rapporto peso/potenza, chiave di volta di ogni realizzazione motoristica futura), e a formulare l’idea del “convertiplano”.

Tutte le sue idee, Cayley le radunò in tre corposi documenti sulla Navigazione aerea che pubblico nel 1809. Poi, per una trentina d’anni sembrò abbandonare gli studi prediletti per dedicarsi ad altri interessi che, a riprova di un certo eclettismo, spaziarono dalla politica (era stato eletto deputato) all’invenzione del trattore a cingoli. Di un ritorno nell’arena aviatoria fu sintomo un articolo pubblicato nel 1837 nel “Mechanics Magazine”, nel quale cayley delineò una descrizione molto sommaria, ma concettualmente ineccepibile, di un motore a getto (questo, circa un secolo prima che il suo connazionale Sir Frank Whittle traducesse l’idea in realtà).

Poi, nel 1843, Cayley tornò nuovamente a dedicarsi con rinnovato interesse all’aviazione, prima suggerendo a W.S.Henson alcune modifiche strutturali al progetto per una 11 nave aerea” a vapore e poi elaborando il progetto del “convertiplano”: una macchina voltante con quattro rotori circolari in funzione di ali rotanti a due eliche propulsive. Successivamente, Sir George mise a punto un aliante triplano e poi, nel 1853, un altro libratore derivato da quello.

L’onore di provare la nuova macchina volante, lanciata in volo da un pendio nella tenuta di Cayley nello Yorkshire, toccò al cocchiere del baronetto- scienziato. La storia ci ha tramandato che il cocchiere non apprezzò molto l’onore e che, atterrato un po’ rudemente in un nuvolone di polvere, fece rispettosamente notare al suo padrone: “Scusi, sir George, i patti non erano questi. Io sono stato assunto per guidare la carrozza, non per volare”.

Cayley morì nel 1857, all’età di 84 anni. Più diun secolo dopo, nel 1973, sarebbe stato ricostruitoun modello al vero del suo ultimo progetto: quello di un aliante monoplano con il pilota in una navicella, pubblicato nel 1852 dal “Mechanics Magazine”. L’aliante volò con successo, a gloria postuma del suo ideatore.