storia del volo (parte 2)

Scritto dall’architetto Piero Camillo Tucci

Leonardo da Vinci

Ingegnere, scienziato, architetto, pittore e scultore di una grandezza senza pari nella storia dell’umanità, Leonardo da Vinci (nato nel 1452 a Vinci, in Toscana, e morto nel 1519 a Cloud, in Francia) anticipò i tempi anche nel campo del volo umano. Teorie e progetti da lui formulati, solo qualche secolo dopo avrebbe trovato conferme e applicazioni negli studi e nelle macchine dei errati, rettificati soltanto successivamente grazie al ritrovamento di altri fogli) ha consentito una rivalutazione a posteriori del contributo dato dal genio toscano a una delle più grandi conquiste umane.

In sintesi, si può dire che un primo grande merito di Leonardo fu quello di avere espresso, in contrasto con le teorie aristoteliche allora dominanti, il concetto che “l’aria impedisce e abbrevia il moto del mobile”: ossia, il concetto della resistenza aerodinamica, impensabile in un’aria come quella aristotelica senza peso. Da qui discese un principio (”Tanta forza si fa colla cosa incontro all’aria quanto l’aria incontro alla cosa”) che, enunciato nel 1487, soltanto qualche secolo dopo sarebbe entrato nel patrimonio ingegneristico come “principio della reciprocità fluidodinamica” attribuito a Newton.

Guidato nei suoi studi da una straordinaria capacità immaginativa piuttosto che dall’esigenza di un discorso logico, Leonardo probabilmente pospose le ricerche di aerodinamica a quelle sul volo degli uccelli e sulle possibili macchine volanti con uomo a bordo. Comunque sia, rimane il fatto che assieme agli schizzi e alle annotazioni su macchine volanti lasciò progetti per esperienze di aerodinamica, che si ritrovano in appunti databili fra il 1508 e il 1513.

Ma già dal 1486, quattro anni dopo essersi chiaramente il principio del baricentro di un corpo in volo (“Il centro della gravità di tale uccello si fa polo della sua bilancia11 ) , si occupò della stabilità, dell’equilibrio e della manovrabilità. In breve, come scrisse Piero Magni in un saggio su I libri del volo di Leonardo, “parlò delle aule e delle penne come noi oggi parliamo di flettner e di pianetti di compensazione”.

Il comando trasversale realizzato dagli uccelli in volo veleggiato attraverso la flessione verso il basso di un’ala venne adottato da Leonardo in un suo progetto di aliante: una soluzione “riscoperta” solo nel 1938 per un aliante realizzato in Germania, alla Scuola di ingegneria di Darmstadt. L’aliante di Leonardo, abbozzato in un foglio del Codice Atlantico custodito alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, anticipò a sua volta, nelle linee generali, uno dei libratori di Lilienthal. Con circa ventiquattro metri di apertura alare (pari a quelle di un moderno aliante da primato), fu l’ultimo – in ordine cronologico – dei progetti trasferito a Milano, alla corte di Ludovico Sforza detto Il Moro, Leonardo aveva cominciato a interessarsi al problema del volo umano. Il Codice sul volo degli uccelli è del 1505, ma è anche possibile che in esso Leonardo abbia radunato idee e osservazioni che precedettero i primi studi sul volo umano.

In ogni caso, è indubbio che le ricerche di Leonardo sul volo degli uccelli furono le prime organicamente effettuate su questo affascinante argomento, e furono una base insostituibile per affinare quelle sul volo umano. Studiando il volo degli uccelli, Leonardo arrivò tra l’altro a formulare (e a rappresentare con la sua magica sanguigna) l’ipotesi dei vortici, o “retrosi” come li chiamava, dei quali a quel tempo nessuno aveva cognizione. studiò poi, e illustrò, le funzioni e i movimenti delle varie parti delle ali, cominciando da quelle àlule (“timoni delle alie”) che nessuno aveva mai prima d’allora osservato.

Enunciò vinciani di macchine atte a realizzare il volo umano, dopo che il genio s’ era reso conto del fatto che l’unica via allora praticabile per arrivare al traguardo era quella usata dalla Natura per far volare gli animali più grandi e pesanti: il volo a vela, che sfrutta la potenza del vento. Per questo, Leonardo progettò   libratori   sempre   più aerodinamicamente affinati e sempre più leggeri, con gusci a navicella e abbozzi di quelle che oggi chiameremmo carenature.

Prima di approdare agli alianti, Leonardo si era cimentato con varie forme di macchine volanti mosse dalla forza muscolare dell’uomo o da sistemi di molle.Tra i suoi progetti di ornitotteri (macchine ad  ali  battenti) ce n’e’ uno per il quale sono indicate in dettaglio anche le misure, che tradotte in unità attuali danno un’apertura alare di 18 m, dei quali 2,40 per il corpo centrale destinato a ospitare il volatore.

Altri disegni mostrano grandi apparecchi a quattro ali incrociate, sull’esempiodi quelle delle libellule, e poi anche un ornitottero con il pilota in posizione eretta/ nonchè un congegno che si potrebbe considerare un lontanissimo antenato di un moderno carrello retrattile. Infine, sparsi qua e là, vi sono ancora un po’ troppo un’anticipazione dell’elicottero) e di un “padiglione di pannolino intasato” che precorse i moderni paracadute.

Questo è  quanto si sa di certo sul Leonardo precursore dell’aviazione. Quanto a veri e propri tentativi di volare, si entra nel campo della leggenda, sostenuta solo da un’annotazione iniziale del Codice del  volo  degli  uccelli: “Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso […] empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture…”.

Ma fu, questa annotazione, soltanto la bella immagine di una visione perseguita da Leonardo scienziato.